Frida Kahlo

Con il suo corpo ama. Quel corpo lo mostra, trionfante, sofferente, umiliato, mortificato. Per la forza della sua verità Frida Kahlo è tanto amata dalle donne che sanno dell’amore e del dolore.

La dicono pop; dicono che parli solo di lei; dicono che la sua sia pittura ingenua; dicono che si è fatto di lei un mito.

“Oltre il mito” si intitola la mostra apertasi a Milano (1 febbraio/3 giugno 2018). Che vuole andare oltre quella vita straordinaria segnata da tragedie, malattie, passione politica, passioni amorose. Una vita di cui è diventata poi vittima, avvilita dai pettegolezzi, reificata nei gadget, nei poster.

Noi ricominciamo da Frida. Anzi dalle due Fride, come illustra lei in una delle più belle pagine del diario che ha compilato negli ultimi dieci anni della sua vita.

Ci racconta qui che il suo meraviglioso mondo di bambina era allietato dalla presenza di un’amica immaginaria, una piccola creatura sempre viva nei ricordi per l’allegria, perché “rideva molto, senza suoni”. La risata di Frida ci dicono, era piena, forte.

Duplicità su duplicità. Il doppio, è costante nelle sue opere (la più famosa è Le due Frida del 1939) e nella costruzione della sua vita. Duplicità è nella sua scrittura. Spesso, corsivo e script insieme. Spesso, due firme una sopra l’altra.

La grafia morbida mantiene aspetti infantili che possono illustrare lo stupore di bambina che rimane intatto per tutta la vita, e che porta alla creatività. Ma ci sono anche, nel tracciato leggermente inclinato, le aste che tendono ad essere verticali. La t, la lettera che esprime simbolicamente la forza della volontà, spesso, molto spesso, viene sbarrata due volte, sopra e sotto, a rafforzarne il concetto: volontà che sa di testardaggine, e che trova conferma nelle barre che si ingrossano, negli uncini, negli angoli. Ma vicino (vedete?) c’è anche la t un po’ calligrafica, che si apre in curva andando verso gli altri.

Scrittura fortemente emozionale, piena di sottolineature, diseguaglianze, cancellature, lettere che si ingrandiscono, grida la sua duplicità, le sue diversità, la forza della donna che troppo ha sofferto.

Frida, offesa già da piccola nella gamba (spina bifida? poliomielite?) si è subito imposta comportamenti compensativi. Ha creato se stessa: nel vestirsi (vestiti folk, vestiti maschili, gioielli, complicate pettinature), nel sottolineare le sopracciglia vicine. Si è raccontata fragile e forte, addolorata e allegra. Ha mescolato gioco e sperimentazione creando un linguaggio figurativo realistico e surreale, colto e popolare.

I poveri critici impazziscono, e polemizzano.

Non capiscono, forse perché non vogliono capire, che quella duplicità è uno: ogni aspetto di sé è legato all’altro attraverso… una vena rossa pulsante.

Chi sa guardare le sue opere continua a rimanere affascinato da tanta complessità e da quello sguardo fermo che ci fissa, fiero e sanguinante.

Anna Rita Guaitoli

www.annaritaguaitoli.it

 

“Non trovo le parole per dirti quanto ho sofferto”, così scriveva ad un amico in uno dei suoi momenti estremamente difficili. Ebbene, la vita di Frida è stata subissata dalle sofferenze sia fisiche che psicologiche. Come lei stessa affermava, la sua pittura portava con sé proprio questo insegnamento: il dolore. Pittrice rivoluzionaria che, proprio attraverso i suoi intensi dipinti, alleviava il suo dolore e riusciva a sopravvivere come se lo trasportasse su tela a trascinarlo fuori dal corpo per fronteggiarlo. I suoi quadri rappresentano la sua interiorità e mediante la pittura riesce a trasformare le sue catastrofi, mettendosi in salvo dipingendo sangue, cicatrici, busti, corpi feriti, traumatizzati, aborti, lacrime, immagini torturanti, disturbanti, macabre.

I suoi quadri mostrano il deterioramento del suo corpo con il quale aveva un rapporto quasi ossessivo e la sua sofferenza fisica e psicologica, esprimono le sue emozioni, rendono visibile il dolore, sono capaci di far fagocitare il sé pubblico con quello psicologico e intimo rendendo manifeste emozioni forti associate ad eventi traumatici. Emerge la sua voglia di vivere ma anche rabbia e delusione, sempre cosciente che non si può reprimere la sofferenza altrimenti essa rischia di divorarci dall’interno e così, quando ci si trova a vivere tempi difficili diventa fondamentale poter contare sulle proprie forze e sulla capacità di far fronte alle avversità. Con la sua creatività, la sua stravaganza, i suoi colori vivaci è riuscita a illustrare perfettamente sé stessa, rinforzando il proprio mondo interiore. Il dolore intenso e la drammaticità della vita che rivelano i suoi quadri riescono a provocare quasi una sensazione di disagio in chi li osserva in quanto insinuano i timori più nascosti di ognuno.

La sua arte assume un merito imponente anche sotto l’aspetto psicologico. Una donna intelligente, ironica, allegra, che amava ardentemente la vita, che rifiutava le convenzioni borghesi. Il suo modo di vivere, di pensare, manifesta carattere, una forza eccezionale, passione, orgoglio, un consistente lavoro di resistenza, partendo dalla consapevolezza che ogni errore, ogni fallimento sia in grado di diventare un insegnamento in quanto non ha senso piangere sul latte versato e anche quando la vita è buia e assume una tonalità nera, ci si deve aggrappare alla speranza e diviene favorevole imparare dal dolore e andare avanti, non semplicemente ricomponendo i propri pezzi ma armonizzandoli per creare qualcosa di nuovo che permette di crescere sotto il profilo personale. Certamente il dolore non è mai bene accetto ma siccome fa parte della vita almeno gli si dia il ruolo di maestro e si impari da esso e con esso a sviluppare quelle qualità nascoste in ognuno e che ognuno cerca al di fuori di sé stesso. Tutto è fugace ma non le emozioni e l’amore. “Abbiamo bisogno di amare noi stessi al di sopra di tutto, dobbiamo dire basta alla nostra sofferenza solo così riusciremo a coltivare la nostra essenza e a mostrare con orgoglio il nostro stile personale”.

L’amore che per Frida fu una nota dolente, soprattutto il suo grande amore con Diego, un legame straordinario e intellettuale, un amore complesso, intenso, passionale, travolgente ma afflitto e con incessanti tradimenti, il peggiore con la sorella minore. Nonostante tutto, lo adorava, dando particolare importanza alla loro affinità intellettiva in quanto, secondo lei, un vero amore non è quello in cui uno dei due cerca di cambiare l’altro ma è colui che ti accetta così come sei e ne apprezza i tuoi difetti abbracciando le particolarità dell’altro che lo rendono unico.

Ogni volta che la sua vita ha toccato il fondo, Frida è stata capace di risollevarsi dalle ceneri e trasformare il suo buio in colore. È stata ed è un esempio magnifico di resilienza, ossia non solo la capacità di resistere alle avversità ma anche di trasformarsi e adattarsi ai cambiamenti anche se sono drammatici, riorganizzando in modo positivo la propria vita al grido ci si piega ma non ci si spezza.

È come se attraverso la sua arte, Frida, invitasse a trasformare gli eventi drammatici, creando immagini di guarigione reagendo alle avversità della vita nonostante le sofferenze.

La sua arte racchiude la sua gioia di vivere, la riconoscenza per ciò che si realizza, la forza di chi non si è mai arreso, la forza di risollevarsi, il desiderio di rinascere e rialzarsi ad ogni caduta, con la capacità di trasformare i limiti in opportunità.

Ogni secondo che passa già appartiene al passato e diventa qualcosa che non si può cambiare. Per questo bisogna imparare a vivere appieno il presente ed è necessario essere consapevoli che ogni nostro gesto può avvicinarci o allontanarci dai nostri obiettivi.

La vita di Frida rivela come l’angoscia possa convertirsi in forza vitale, come il coraggio di confrontarsi con il dolore sia in grado di aprire a nuove possibilità, la qualità della sua pittura è esplosiva e i suoi dipinti emanano una sorta di energia tra passione e dolore che confermano il suo attaccamento all’esistenza. Le tenebre del suo dolore sono lo sfondo per la luce della sua forza perché la vita è in continua evoluzione e nulla permane. Proprio la consapevolezza dei continui cambiamenti consente di affrontare meglio la sofferenza e aiuta a mettere in pratica il distacco che permette di adeguarsi meglio ai successivi cambiamenti.

Il suo stile è molto personale, riesce ad offrire una traduzione della realtà. È riuscita perfettamente a trasformare il dolore in bellezza e come diceva spesso: “Non sono malata, sono spezzata. Ma finché riesco a dipingere sono felice di essere viva”.

Pasqualina Cioria

www.psicologiapantarei.it

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