Psicoterapia e Infanzia

Difficilmente i bambini chiedono un intervento psicologico, i genitori devono essere capaci di diventare abili lettori di una manifestazione di sofferenza. Una comunicazione molto spesso difficile da decifrare, un codice criptato che appare nitido in prima lettura ma avvicinandosi per capirne il contenuto necessita di una traduzione spesso spinosa. I bambini esprimono i loro segnali nelle modalità che loro conoscono e gli adulti ormai cresciuti, si sono dimenticati di quel linguaggio così semplice ma complesso che non riescono a decifrare. La psicoterapia rivolta ai bambini vuole essere innanzi tutto uno spazio di ascolto e di dialogo del bambino. La psicoterapia nell’infanzia è rivolta ad ogni singola persona, in modalità differente, coinvolta nel sistema di vita del bambino. È necessario creare nuove modalità d’interazione nelle quali co-costruire nuove abilità, nuove risorse e trasformare le sofferenze in occasioni di crescita per costruire le impronte stabili di se stessi e del proprio sé con la famiglia e con il proprio ambiente di vita.

È importante non sottovalutare l’espressione della tristezza, della paura, della rabbia, della vergogna di un bambino e permettergli di affrontare la realtà a viso aperto senza scappare, senza costruire fantasie affinchè l’immaginazione rimanga l’ingrediente dei giochi, il correre una componente del nascondino.

La psicoterapia aiuta i bambini a:

Evitare che si chiudano in se stessi, incapaci di chiedere aiuto e concentrati unicamente a creare riparo perdendo la bellezza della vita: “Oh no, sono molto più felice quando rimango a letto. Stare a letto mi delizia. Sarei infelice se dovessi lasciare il letto e uscire per incontrare gente estranea e tutto quello che c’è là fuori. Preferisco decisamente rimanere a letto” (Pinter, 1991,p.53).

Evitare che si congelino, evitiamo che le loro paure possano uccidere il gioco, bloccare la loro capacità di apprendimento e il loro desiderio di scoperta e crescita nel mondo:

Fuori dalla finestra un ratto nero

Dondola da un rovo come frutto appestato:

“mi trapassa con lo sguardo, mi fissa, non lo sto immaginando. Vacci tu fuori”. (Heaney, 1990,p.177)

Evitare che l’attitudine rabbiosa si manifesti continuamente perdendo di vista l’affetto e l’amore delle e nelle relazioni: “La rabbia distruttiva, in particolare, è sempre motivata da una ferita inferta al Sé … una ferita che ha minacciato l’integrità del Sé”. (Kohut, 1977).

Evitiamo che la vergogna nei bambini li sovrasti e susciti in loro sensazioni in cui il loro Sé sia in qualche modo sbagliato, comunichi la loro assenza di valore. Evitiamo strategie educative basate sulla vergogna con una semplice ma tagliente parola.

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